di Antonio Di Lorenzo
La “Montecchia” l'ha vista nascere. E crescere, in questi sedici anni vissuti in sala a Selvazzano. Ma l'ambiente delle “Calandre” lo conosce bene, da vent'anni, cioé da quando era cuoco e collaborava con Rita Chimetto, allora chef del ristorante di via Liguria. Perché Mauro Meneghetti, 38 anni, padovano, un diploma all'istituto alberghiero “Pietro d'Abano” di Abano, prima di diventare il raffinato sommelier che oggi tutti conoscono, nasce come cuoco. Poi passò in sala, come cameriere: alle “Calandre” avevano un posto scoperto e quell'offerta, che lui subito accettò, rappresentò la svolta della sua vita. “Lavorando con Raffaele ho capito che esisteva il vino buono. E mi sono appassionato. Così iniziai ad approfondire e a frequentare corsi”.
Alla “Montecchia” festeggerà il sedicesimo compleanno della gestione Alajmo il prossimo 15 marzo. A Giulio Cesare le Idi di Marzo portarono malissimo, alla “Montecchia” quel giorno è una ricorrenza da festeggiare: “Siamo partiti con passione e lentamente abbiamo trasformato un locale per golfisti in un ristorante da una stella Michelin”. Oggi Mauro Meneghetti è il secondo di Erminio Alajmo. Cos'ha imparato in questi sedici anni? “Ho imparato a mettermi in gioco tutti i giorni, perché per noi ogni giorno era una sfida nuova. Il locale è cresciuto secondo la filosofia Alajmo, che ha sempre visto la Montecchia come un locale di famiglia, meno impegnativo delle Calandre”.
Un merito che si riconosce? “Aver creduto nel vino a calice, idea che all'inizio era osteggiata. Invece è una proposta vincente. Serve a far crescere il cliente, serve a far girare quasi completamente la Cantina (in un anno cambio quasi tutte le 450 etichette di cui è fornita) consente a me di imparare”. E in più, in tempi di etilometro, bere il vino a calice vuol dire gustare senza eccedere né avere il rimpianto di dover lasciare mezza bottiglia sul tavolo”.
Mauro Meneghetti è sempre stato un convinto promotore dei vini dei Colli Euganei: “La loro scoperta e valorizzazione è passata attraverso la Montecchia - commenta orgoglioso - È una delle maggiori soddisfazioni di questi sedici anni”.
Esiste un vino da “colpo al cuore”? “Certo - risponde - il Riesling, le Malvasie per i bianchi e il pinot nero per i rossi. Di recente sono stato in Borgogna: quando ci si rende conto che da due vitigni ogni azienda sforna 15 etichette per tipo, si capisce che oltre all'enologia c'è ben altro. C'è cultura”.
Mauro Meneghetti ha coltivato per dodici anni la passione per i cavalli, arrivando anche a buoni risultati agonistici. La sua specialità sono gli ostacoli. Meglio un buon vino o un buon cavallo? “Un buon vino - risponde - Non ho dubbi”. (a. d. l.)
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